Il Natale si avvicina ma l’Influenza A non accenna ad allontanarsi con mutazioni e vaccini sempre più complessi e costosi

Il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio qualche mese fa aveva previsto che i picchi dell’influenza avrebbero raggiunto il loro tetto massimo proprio durante il periodo di Natale. Ormai quella data non è più così lontana e in effetti il virus non è ancora stato debellato, ma oltre alla preoccupazione una nuova domanda si affaccia sul tema: quanto pesano i costi del vaccino sui bilanci dello Stato? Una risposta precisa su quanto gli italiani hanno pagato e continuano a pagare per le ricerche fatte dalle industrie farmaceutiche non è ancora stata rilasciata. Il Presidente Codacons Carlo Rienzi si era prodigato e aveva spinto per fare in modo che le ingenti dosi di vaccino preparate nei mesi scorsi venissero distribuite in modo da prevenire il problema per tempo, evitando inutili sprechi come invece è accaduto.
Ora però la situazione si complica ulteriormente: in alcuni Paesi, di cui l’Italia fa parte, il virus A-H1N1 ha subito una mutazione. Qualche giorno fa il Ministero del Walfare in una nota ha rassicurato i cittadini italiani dicendo che “I dati italiani confermerebbero quindi che la mutazione in oggetto non appare per ora predominante nei casi gravi o letali di nuova influenza; inoltre, la stessa mutazione ha un carattere sporadico e non sembra allo stato attuale in fase di diffusione“.
Sembra quindi da escludere la possibilità di una seconda ondata di influenza, ma a patto che la situazione venga tenuta sotto stretto controllo. Nel frattempo dunque, altri vaccini verranno studiati e purtroppo anche altri soldi verranno sborsati dallo Stato e dalle tasche degli italiani. In aggiunta a ciò va detto che ovviamente non si è certi che il vaccino sviluppato sul primo ceppo offra un’adeguata copertura anche al virus mutato (probabilmente no). L’unica certezza restano le semplici regole di prevenzione come confermato da un recente studio pubblicato sul British Medical Journal che ribadisce la riduzione del rischio di gravi infezioni delle vie respiratorie seguendo le seguenti regole comportamentali:
- lavarsi di frequente le mani (circa 10 volte al giorno);
- tenere una distanza di sicurezza di 50 cm da persone affette da infezioni;
- utilizzare mascherine, guanti e camici in ambienti a rischio riduce del 95% il rischio di infezioni acute delle vie respiratorie;
- la sola introduzione del lavaggio delle mani con saponi gel nelle scuole ha di per sè ridotto l’assenza per malattia.











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