L’arrivo della pandemia ci ha sorpreso. Ci ha obbligati nel giro di pochissimi giorni a cambiare completamente. Chiusi nelle nostre case abbiamo imparato a lavorare da remoto. Da quasi subito ci siamo ‘impossessati’ di nuovi sistemi di comunicazione, abbiamo sperimentato nuove tecnologie e soluzioni per interagire da lontano con gli altri. Colleghe e colleghi, clienti e fornitori, sono entrati nelle nostre case ogni giorno. Ci siamo adattati ad una situazione che mai avremmo immaginato. Ci siamo riusciti, anche bene. Adesso sappiamo lavorare da remoto, ne apprezziamo i vantaggi. Diciamo che ci siamo abituati a questo nuovo modo di lavorare. E ci siamo accomodati.

Ora siamo chiamati ad un altro cambiamento. Ma questa volta senza urgenze o emergenze esterne che ci impongono scelte obbligate. Abbiamo la possibilità di capire come affrontare il futuro. Perché – questa volta –  le possibilità si aprono; si estende davanti a noi una vasta prateria di scelte nuove.

Sì, perché finalmente, mentre si allentano tutte le restrizioni, diventa possibile iniziare a lavorare agilmente in modo evoluto. È arrivato il momento di tenere tutto il buono degli scorsi due anni e provare, nelle nuove possibilità di movimento e libertà di azione, a costruire un modo di lavorare che sia veramente diverso, adatto alle nostre esigenze; che ci faccia lavorare bene. E stare bene.

I pilastri ci sono già. Europ Assistance Italia ha un accordo di lavoro agile, uguale per tutti e flessibile nelle sue possibilità di utilizzo; uffici di nuova generazione sono pronti per ospitare persone che li frequenteranno in modalità ibrida.

Quello che serve adesso è costruire su questi pilastri il nuovo modo di lavorare; riempire questo spazio di possibilità con modalità di lavoro che tengano insieme lavoro da casa, lavoro dall’ufficio e tutte le altre soluzione creative che ci possono venire in mente. Quindi sì, dobbiamo cambiare ancora, ma questa volta lo facciamo sapendo che possiamo costruire qualcosa di nuovo, e duraturo, qualcosa di meglio.

Bene. E come facciamo allora?

Ho sentito – nel Digital Talk New Way of Working dell’11 marzo 2022- Fabio Carsenzuola dire che ‘le persone durante la pandemia, una fase cupa della propria vita, hanno messo a fuoco delle esigenze che prima avevano latenti’.

È un punto centrale. Tutti noi abbiamo capito cose che prima non vedevamo con chiarezza. Abbiamo sviluppato una nuova consapevolezza.

Forse, guardandoli con distacco, abbiamo colto l’assurdità di viaggi quotidiani negli orari di punta, in tangenziali trafficate o mezzi sovraffollati; forse abbiamo sentito che stare nella nostra casa ci dà serenità, che curare i nostri affetti diventa un piacere quando non è una corsa contro il tempo. Ma forse abbiamo sentito anche la mancanza del calore umano, dei pranzi insieme a colleghe e colleghi, delle parole importanti dette guardandosi direttamente negli occhi. O semplicemente ci è mancato uscire da casa per andare in ufficio, magari camminando in una giornata di sole e fermandoci a bere il caffè nel solito bar.

Allora quello che serve adesso è ascoltare. Innanzitutto ascoltarci profondamente, per capire come siamo fatti, cosa vogliamo veramente e come vorremmo che il nostro lavoro si adattasse ai nostri bisogni e desideri. Poi ascoltare gli altri, per conoscere il loro punto di vista, le loro esigenze. Per provare a capirle e prendercene cura. E alla fine cercare di armonizzare il tutto. Per trovare nuove modalità di collaborazione e una nuova libertà di movimento.

E per farlo dobbiamo sperimentare, innovare. Dobbiamo cercare soluzioni nuove. Capire quale sia il posto più giusto per una determinata attività. Usando anche la fantasia, andando a cercare, oltre alla nostra casa e al nostro ufficio, tutti gli spazi che un nuovo modo di lavorare può offrirci. Facendosi ogni mattina le domande giuste per capire come ottimizzare il nostro tempo, che è la nostra risorsa più scarsa, la più preziosa.

Lo spazio e il tempo, ricordiamocelo sempre, sono i due pilastri su cui si basa il nostro lavoro, ma anche la nostra vita. Proviamo allora a metterli in discussione, cambiare le nostre abitudini, sperimentare e innovare, anche sbagliando. Non dobbiamo temere l’errore quando cerchiamo nuove soluzioni.

Mai come in questo momento abbiamo tra le mani la possibilità di costruirci una vita più vicina ai nostri desideri, più equilibrata, più produttiva per noi e per la nostra azienda, sicuramente più felice.

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Ho accettato di essere ospite di questo Blog a seguito della mia partecipazione al Digital Talk New Way of Working, mi fa molto piacere poter approfondire qui gli argomenti discussi con il CEO di Europ Assistance Italia, Fabio Carsenzuola.

Questa per me è un’ottima occasione per raccontarvi il lavoro agile nella sua forma più evoluta. Partendo dal cambiamento generale che stiamo vivendo, affronteremo il tema dell’ufficio – chiedendoci qual è il suo posto nel nuovo modo di lavorare – il lavoro di team in un ambiente agile, fino ad una riflessione su come organizzarci individualmente in un contesto stimolante, ma di continuo cambiamento, come quello in cui siamo immersi.

Articolo scritto da
Chiara Bisconti

Laureata in Bocconi, manager e assessora, mamma di una femmina e due maschi, ha lavorato sia nel pubblico che nel privato.
Dopo un lunga carriera in Nestlè, dove ha ricoperto da ultimo il ruolo di Direttrice del Personale del Gruppo Sanpellegrino, è stata Assessora del Comune di Milano durante la giunta Pisapia, con deleghe al Benessere e Qualità della Vita. Oggi è consulente per le risorse umane, esperta di lavoro agile, team su cui ha scritto il libro Smart Agili Felici.

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