Nell’articolo precedente Come affrontiamo il cambiamento, da remote working a lavoro agile evoluto, abbiamo visto come sia arrivato il momento di costruire un modo di lavorare che sia veramente diverso, adatto alle nostre esigenze; che ci faccia lavorare bene. E stare bene.

E abbiamo anche capito che i pilastri ci sono già. In Europ Assistance uffici di nuova generazione sono pronti per ospitare persone che li frequenteranno in modalità ibrida.

Allora oggi proviamo a ragionare sul nuovo ruolo dei nostri uffici.

Ripartiamo dalla definizione di lavoro agile, quella contenuta nella legge 81 del 2017, per la quale la “prestazione viene eseguita in parte nei locali aziendali e in parte in altri luoghi…”

Cogliamo subito che nel lavoro agile, anche nelle sue forme più evolute, l’ufficio rimane centrale. È un luogo importante in cui lavorare, con un suo senso e sue precise funzionalità.

Solo che il lavoro agile – stiamo imparando a conoscerlo – sa ribaltare molto bene vecchi paradigmi e abitudini. E lo fa anche ora con il concetto di ufficio. E con il ruolo che dovrà avere nella nostra nuova vita lavorativa.

Quindi noi, per attrezzarci a questo cambiamento, possiamo porci alcune domande.

La prima, da farsi quotidianamente: ha senso che io vada in ufficio? Che tipo di attività ho pianificato per oggi?

È evidente che andare in ufficio per mettersi alla scrivania a rispondere alle mail non ha più alcun senso. L’ufficio è luogo di socializzazione, che offre l’opportunità di interagire di persona con colleghe e colleghi. È l’occasione di bere un caffè in compagnia per scambiare opinioni, pareri e coltivare quelle relazioni informali che sono il vero collante degli ambienti lavorativi.

E possiamo continuare con una serie di altre ‘sotto-domande’ più analitiche: che cosa cerco in ufficio oggi?  Mi serve una connessione stabile e veloce? Un accesso a dati che non posso reperire da remoto? Ho bisogno di stampare documenti importanti o con un layout particolare? Oppure sono alla ricerca di un luogo più silenzioso, che offre una maggiore privacy, rispetto alla mia casa o a un coworking della mia città?

Essere liberi di scegliere quando andare in ufficio ci porta da una posizione passiva – devo andarci sempre, non mi pongo neanche la questione – a una posizione di responsabilità. È un salto evolutivo, che ci rende più centrati e padroni delle nostre scelte, in primis di quelle lavorative, più in generale di quelle delle nostre vite.

È chiaro però che occorre uno sforzo. Bisogna imparare a farsi le domande giuste, a mettersi quotidianamente in uno stato mentale di pianificazione delle proprie attività; a interrogarsi sull’uso del tempo. È uno sforzo sicuramente faticoso; la ricompensa però è una nostra maggiore libertà.

La secondo domanda è speculare alla prima; ed è come se questa volta fosse l’ufficio stesso a farsela. E cioè: cosa posso offrire io come ufficio a chi sceglie di lavorare qui? Come posso essere attrattivo?

E qui si aprono possibilità nuove e intriganti di ripensamento totale degli spazi. Paradossalmente proprio il pezzo iconico di ogni ufficio – la scrivania – è quello che servirà sempre meno. Uffici intesi come luoghi di collaborazione e socialità dovranno accogliere persone che interagiscono tra loro, in ambienti confortevoli e che predispongono al dialogo. Con una visione che andrà a superare anche le rigidità delle tipiche sale riunioni. Il tavolo Baobab della sede di Assago è un ottimo esempio di novità attrattiva di un ufficio evoluto. Così come l’angolo della creatività e le postazioni di lavoro individuale del lungo tavolo comunitario che scorre sotto le finestre.

Sono realtà che già esistono in Europ Assistance e che vanno proprio nella direzione di un ripensamento degli spazi tradizionali. E d’ora in avanti si potrà osare con ancora maggiore creatività e fantasia.

In una recente visita alla Fondazione Pistoletto a Biella, sono rimasta folgorata da un’opera dell’artista che si chiama “Spazio per la conversazione in piedi“. È una semplice ringhiera a L dove le persone possono appoggiarsi per parlare tra di loro. Nella sua semplicità è sconvolgente. Disegnata sulla suggestione delle case a ringhiera, l’esperienza di appoggiarsi ad essa e parlare riporta immediatamente ad un tipo di conversazione informale, amichevole e molto comoda dal punto di vista posturale. È un’esperienza insolita, sicuramente piacevole e utile per le relazioni lavorative.

Se riusciremo a mettere in discussione la triade ufficio-scrivania-sedia, e con lei il concetto ormai obsoleto di rimanere in ufficio seduti tutto il giorno a fare lavoro individuale, si apriranno possibilità nuove, tutte da esplorare, per rendere veramente attrattivi i nostri uffici. E per dare il giusto valore alle attività che abbiano programmato per la giornata.

Per noi che potremo scegliere ogni giorno il luogo più adatto alle attività del nostro lavoro, l’ufficio tornerà a essere centrale, ma con un’identità e funzionalità completamente nuove.

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Ho accettato di essere ospite di questo Blog a seguito della mia partecipazione al Digital Talk New Way of Working, mi fa molto piacere poter approfondire qui gli argomenti discussi con il CEO di Europ Assistance Italia, Fabio Carsenzuola.

Questa per me è un’ottima occasione per raccontarvi il lavoro agile nella sua forma più evoluta. Partendo dal cambiamento generale che stiamo vivendo, affronteremo il tema dell’ufficio – chiedendoci qual è il suo posto nel nuovo modo di lavorare – il lavoro di team in un ambiente agile, fino ad una riflessione su come organizzarci individualmente in un contesto stimolante, ma di continuo cambiamento, come quello in cui siamo immersi.

Articolo scritto da
Chiara Bisconti

Laureata in Bocconi, manager e assessora, mamma di una femmina e due maschi, ha lavorato sia nel pubblico che nel privato.
Dopo un lunga carriera in Nestlè, dove ha ricoperto da ultimo il ruolo di Direttrice del Personale del Gruppo Sanpellegrino, è stata Assessora del Comune di Milano durante la giunta Pisapia, con deleghe al Benessere e Qualità della Vita. Oggi è consulente per le risorse umane, esperta di lavoro agile, team su cui ha scritto il libro Smart Agili Felici.

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