“Il buon senso evita il sentiero dell’errore” (Charles Darwin, 1809-1882). Un aforisma che suona come un avvertimento sempre di grande attualità. Specie in tempi di pandemia, quando l’errore di cui parlava il celebre biologo britannico, può essere fatale. La prima regola per la sopravvivenza è l’uso della razionalità. Se da un lato, infatti, Governo e Regioni emanano regole e ordinanze generali, noi tutti dobbiamo agire con buon senso. A cominciare dal rispetto delle norme relative alla sicurezza: distanziamento sociale, uso delle mascherine, igienizzazione delle mani e divieto di assembramento. Comportamenti prima pressoché sconosciuti e poi diventati quotidiani da quando il Covid-19 è entrato nelle nostre vite.

Buon senso in tempi di pandemia: regole e principi

L’avvento dell’emergenza sanitaria ha reso indispensabile l’introduzione di norme e regole straordinarie. A partire dal 31 gennaio 2020, data in cui fu deliberato lo stato di emergenza nazionale, in vigore fino al 30 aprile 2021. Un lungo periodo durante il quale abbiamo dovuto adeguare le nostre vite a restrizioni di vario genere, non di rado appellandoci al buon senso per preservare la nostra salute e quella degli altri.

Interpretare una norma secondo buon senso, per altro, non è nulla di eversivo ed è strettamente legato al fatto che l’uomo è in grado di agire con raziocinio. Si tratta di qualcosa che ha dunque a che fare con l’uso della ragione, che secondo la filosofia cartesiana corrisponde appunto al buon senso. Ed è proprio in un periodo di crisi come quello attuale che la responsabilità individuale diventa una delle armi fondamentali. Soprattutto perché il Covid-19 non rappresenta soltanto un problema sanitario, ma anche sociale che sta impattando sulle abitudini di vita di tutti.

Business Continuity: uno strumento per uscire dalla crisi verso the New Normal

La diffusione del Covid-19 ha causato un impatto significativo anche sull’economia. Per cercare di gestire un contesto in rapido cambiamento le aziende stanno puntando molto su business continuity e resilienza.

Il primo passo per garantire la continuità operativa durante un periodo di crisi è affidarsi alle regole di buon senso. Il buon senso ci ha spinto a preservare la salute, ma lo stesso buon senso ci deveportare a ripensare a modelli di lavoro dove la responsabilità individuale continua ad essere centrale. Nuovi modelli che prendano in considerazione i cambiamenti apportati in tutti i settori e a tutti i livelli dalla pandemia e che permettano di fare quel salto culturale, digitale e tecnologico indispensabile per affrontare le sfide del futuro.

Ripensare i modelli di lavoro si traduce in programmi di business continuity rivisitati secondo nuove modalità. A cominciare dagli spazi, luoghi di lavoro e orari diversi, per arrivare anche a programmi di welfare rimodulati sulla base delle nuove esigenze, che tengono conto di un’ottimizzazione del nuovo work-life balance.

In tal senso il così detto lavoro ibrido sta diventando un modello per molte aziende. Un altro punto centrale è quello della formazione, sempre più un fattore necessario per affrontare il cambiamento della cultura del lavoro e le sfide del futuro per essere competitivi.

Ma quanto siamo tecnologicamente competenti?

Un recente studio dell’Unione europea indica che nell’immediato futuro 9 lavori su 10 richiederanno competenze digitali. Purtroppo al momento il nostro Paese si trova nelle ultime cinque posizioni a livello continentale in quanto a competenze tecnologiche. Una carenza che riguarda soprattutto le piccole e medie imprese.

In quest’ultimo anno di emergenza sanitaria, molte aziende hanno puntato sullo smart working per assicurare la business continuity anche se nel panorama italiano numerose realtà non dispongono ancora di tecnologie e competenze necessarie a permettere ai propri dipendenti di lavorare in modalità smart. Per questo motivo le imprese che oggi stanno investendo di più in innovazione saranno le prime nella ripresa.

Sembra che l’Ania e i sindacati del settore assicurativo si siano mossi tra i primi per valutare le opportunità che ci riserva il futuro e delineare delle linee guida che orientino la trasformazione. Il lavoro agile nella popolazione dei dipendenti assicurativi è in questo senso all’avanguardia. Infatti, ben prima dell’avvento della pandemia si sono tenute sperimentazioni che hanno reso possibile lo switch necessario in pochissimo tempo, garantendo quindi la business continuity.

Nel settore bancario, diverse realtà, dovendo diminuire la presenza fisica e ridurre le attività di sportello, hanno messo a punto nuove soluzioni, come quelle per riconoscere e interagire con il cliente in modo sicuro.

Altre aziende invece, specie quelle del settore logistico, per poter garantire la continuità della supply chain, necessitano di strumenti di supporto, come l’integrazione dell’intelligenza artificiale ai sistemi di gestione dello stock del magazzino. 

In generale, all’interno delle aziende, per affrontare i periodi di crisi, ma anche i cambiamenti in genere, risulta fondamentale stabilire le priorità per fare in modo che l’attività prosegua, riducendo al minimo le interruzioni. A tale scopo sono importanti i piani di Business Continuity in grado di riconoscere le potenziali minacce e l’impatto che queste possono avere sulle attività quotidiane.

Il piano per la gestione e la sicurezza aziendale può essere attuato attraverso diverse fasi di intervento multidisciplinare che definiscano chiare priorità, anche rivisitando la strategia esistente nella direzione di innovazione e agilità. Ecco alcuni di questi interventi:
– Sviluppare comunicazioni interne ed esterne chiare, coerenti ed efficaci.
– Gestire il personale dando priorità a sicurezza, salute e sfruttando le tecnologie per il lavoro flessibile.
– Digitalizzare i processi con clienti e fornitori.
– Implementare le infrastrutture IT per supportare le diverse attività anche da remoto con particolare cura riguardo la sicurezza informatica. 

Come in passato l’umanità ha superato altre pandemie, supereremo anche il Covid-19. Con i vaccini, certo, ma anche con il buon senso e con una serie di norme non scritte che sono funzionali allo spirito di sopravvivenza, caratteristica innata nel genere umano. Che si tratti del singolo individuo o di un’organizzazione strutturata.

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