A febbraio di quest’anno, pochi giorni prima che venisse rilevato il paziente 1 a Codogno, in tempi cosiddetti “non sospetti”, Europ Assistance e ha condotto in collaborazione con Doxa un’indagine1 per analizzare l’evoluzione della mobilità tra comportamenti, abitudini, rischi e preoccupazioni legate ai mezzi di trasporto.

Dalla ricerca sono emersi dati interessanti, ancora più rilevanti oggi se visti nella prospettiva della Fase 3 dell’emergenza Covid-19. Tra questi, ad esempio, uno è quello relativo alla diffusione di veicoli a ridotto impatto ambientale  – incluso le auto a GPL/Metano – che raggiunge il 20%  o il dato relativo al ricorso alle varie forme di mobilità sharing – certamente più diffusa tra i giovani e nelle città del Nord Ovest – 18%, – ma in rapida crescita soprattutto nel segmento di intervistati di età compresa fra i 25 e i 34 anni dove la percentuale di utilizzo dei servizi di sharing si attestava al 27%.

Con il 55% di preferenze, il primato dell’automobile come mezzo preferito resta incontestabile, anche se il dato relativo all’utilizzo dei mezzi pubblici (bus, tram e metro) nel mese di febbraio registrava ben l’87%, quello di mezzi propri non motorizzati (biciclette e monopattini) il 41%, mentre le soluzioni di sharing mobility (car, bike e scooter) il 18%.

In pratica, a febbraio cresceva l’utilizzo di mezzi alternativi all’automobile che pur restando il mezzo di trasporto preferito, cedeva posizioni da un lato per la necessità di muoversi con maggiore agio nei centri urbani, dall’altro per una maggiore coscienza ambientalista, diffusa soprattutto fra i giovani, che sono i principali utilizzatori dei servizi di sharing, di bici e monopattini.

Dalla ricerca, inoltre, il 72% degli intervistati dichiarava di utilizzare per i propri spostamenti quotidiani sempre gli stessi mezzi, mentre solo il 28% si mostrava incline a variare le proprie abitudini scegliendo mezzi diversi. Tra i motivi che portano a cambiare le abitudini: il tempo a disposizione (71%), seguito dalle condizioni meteo (65%) e dagli impegni della settimana (64%) mentre il 31% indica come motivazione la gestione dei figli (31%).

Tra i principali fattori che influenzano la scelta del mezzo di trasporto: la puntualità e i tempi di percorrenza (89%), la flessibilità di orario (85%), il traffico e la comodità (83%), la sicurezza/protezione da possibili incidenti (73%). Da ultimo, con il 36% delle preferenze, la socialità/contatto con altre persone.

È ormai chiaro a tutti che la pandemia sta cambiando il nostro modo di vivere e le nostre abitudini, trasformando profondamente anche l’idea di mobilità alternativa che i dati della ricerca cominciavano a delineare.

Il distanziamento sociale è uno degli elementi imprescindibili per il progressivo ritorno alla normalità; un elemento di valutazione inevitabile per le scelte relative alla mobilità del futuro, sicuramente destinato a mutare lo scenario che emergeva dalle rilevazioni Doxa dello scorso febbraio, periodo in cui auto, moto, scooter e mezzi pubblici facevano la parte del leone in termini di utilizzo, rispetto ai mezzi non motorizzati (bici, monopattini) o sharing.

Non è quindi sbagliato supporre che, nella fase che stiamo vivendo, in cui l’emergenza sanitaria sembra essere rientrata, le persone hanno l’esigenza di muoversi – soprattutto in ambito urbano – rapidamente e singolarmente, non solo in automobile, ma anche con mezzi alternativi.

A soffrire potrebbero essere i mezzi pubblici mentre l’utilizzo di scooter, bici e microveicoli come i monopattini elettrici, sia privati che in condivisione, potrebbe vedere un notevole incremento, anche grazie agli incentivi previsti dallo stato per l’acquisto di bici e monopattini elettrici, ma soprattutto perché questi mezzi permettono di evitare gli affollati trasporti pubblici e assicurano il rispetto delle distanze di sicurezza, garantendo al contempo grande libertà.

Nonostante un prevedibile, massiccio ritorno all’utilizzo dell’auto personale, il post coronavirus potrebbe però essere la giusta occasione per ripensare la mobilità in maniera più sostenibile. La diffusione di veicoli più ecologici aumenterebbe l’efficienza dei trasporti migliorando, di conseguenza, la qualità della vita nelle aree metropolitane e riducendo l’impatto ambientale. Obiettivo che il coronavirus può aiutare a rendere prioritario non solo nel breve termine, ma anche in una prospettiva temporale più ampia. 

Infine, dalla ricerca emerge un altro dato da leggere con rinnovata attenzione e che riguarda da un lato le preoccupazioni più frequenti nell’utilizzo dei mezzi di trasporto da parte degli intervistati e, dall’altro, il bisogno di sicurezza e protezione per sé e per gli altri.

Monopattini e bici rappresentano teoricamente la giusta soluzione per evitare che le persone tornino a viaggiare esclusivamente in macchina, ma circa il 62% degli intervistati ha dichiarato di temere il rischio di infortuni dovuti a possibili incidenti con questi veicoli, il 56% manifesta questa preoccupazione in relazione a moto e scooter, il 29% ai mezzi sharing, mentre solo il 16% in merito all’utilizzo dell’auto.

Per questo motivo, occorrerà da un lato il potenziamento delle infrastrutture per aumentare la sicurezza dei viaggiatori e regolamentare in maniera più efficiente il traffico cittadino, dall’altro soluzioni assicurative che consentano alle persone di sentirsi coperte e tutelate, indipendentemente dal mezzo di trasporto utilizzato.

Forse solo i nostri anziani ricordano periodi difficili come quello che stiamo attraversando, ma come per tutte le crisi, anche questa può rivelarsi un’opportunità per ripensare i nostri stili di vita coniugando rispetto per l’ambiente e maggiore sicurezza nella mobilità, anche quella “alternativa”.

1 Indagine Doxa condotta, per Europ Assistance Italia tramite interviste online tra il 6 e il 7 febbraio 2020, su un campione di 1500 persone di età compresa fra i 18 e i 64 anni, residenti in capoluoghi di provincia e centri con oltre 100.000 abitanti.

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