Fra i numerosi dati che anche quest’anno ci segnala il Sesto Barometro Internazionale Europ Assistance (ho pubblicato un articolo a riguardo sul portale Salute Domani), colpiscono in particolare le risposte sulla crisi del Sistema Sanitario.

L’Italia si pone in un flusso intermedio tra gli USA (21%) e la Polonia (41%) come Paese in cui gli intervistati affermano di aver posticipato o cancellato le cure mediche negli ultimi anni (27%), con un incremento dell’8% rispetto allo scorso anno. Le cure mediche rimandate o cancellate includono, tra le altre, quelle in corso (12%), i trattamenti sanitari più “pesanti” (9%), le cure dentistiche (8%) e l’acquisto di medicinali prescritti (4%).

La spending review non risparmia la sanità e allora, stranamente, dove ci sono forme di partecipazione diretta ed esclusiva, ovvero le assicurazioni private (ad esempio in USA o la vicina Svizzera), la popolazione non si priva di cure mediche. In una visione internazionale significa che la tanto desiderata riforma del Presidente Obama (‘Obamacare’), che guarda all’Europa e a un Servizio Sanitario ‘per tutti’, va giustamente calibrata alla realtà americana, perché ricalcare modelli europei in blocco significherebbe importare anche i problemi, in particolare se si è in un periodo di crisi.

Dell’indagine poi fa riflettere un altro dato: solo il 44% degli Italiani pensa che il Sistema Sanitario garantisca accesso alle cure mediche davvero per tutti. Emerge allora uno scenario molto più complesso rispetto al tradizionale dualismo assicurazione privata, individuale, che paga il cittadino (o il datore di lavoro) di tasca propria in base alle possibilità, e sanità pubblica, sovvenzionata attraverso le tasse. Se infatti negli USA si pensa di estendere i servizi sanitari a fasce maggiori della popolazione, attraverso vari tipi di interventi, in Italia gran parte della tassazione serve per sostenere la sanità pubblica, la quale però è avvertita molto deficitaria, tanto che da un lato si ricorre spesso, pagando, al privato per un servizio migliore e dall’altro, lo stesso Stato sarebbe propenso a chiedere una compartecipazione nella spesa sanitaria (dai ticket a nuove forme legate alle fasce di reddito anche per le prestazioni ospedaliere).

La spirale nella quale gli Italiani stanno cadendo, con il desiderio di avere una sanità pubblica di livello, è allora pagare molte tasse, per mantenere la Sanità (è la seconda voce di spesa nazionale dopo la Previdenza e le integrazione salariali), ritrovarsi al bivio dell’evitare le cure mediche o del ricorrere alla sanità privata a pagamento, per finire eventualmente a qualche forma supplementare di assicurazione medica, se il conto in banca lo permette. Forse è arrivato anche in Italia il momento di ripensare tutta la struttura, cercando di armonizzarla con la nostra cultura, ma senza demonizzare quanto viene fatto, con soddisfazione dei cittadini, molto vicino ai nostri confini nazionali.

Antonio Caperna*

Giornalista medico scientifico che ha commentato il Sesto Barometro Internazionale Europ Assistance-Cercle Santé.

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