Siamo sempre più digitali, siamo sempre più a rischio. Il tema della sicurezza informatica è ormai diventato centrale nelle nostre vite, di pari passo con l’aumento dell’utilizzo dei servizi online e con l’esigenza di una maggiore tutela dei nostri dati. Un tema centrale anche per l’Unione Europea che anche quest’anno dedica il mese di ottobre alla cyber security e dei rischi dedicati all’uso del digitale.

Secondo la ricerca realizzata per Europ Assistance da Lexis Research, Cyber & Digital protection, effettuata su 7.200 persone in nove Paesi, il cybercrime è un fenomeno in crescita. In Italia il 24% degli intervistati dichiara di conoscere almeno una persona vittima di un attacco informatico. Non stupisce visto che nel giro di un solo anno è stato calcolato un aumento della percentuale di rischio rispetto a questi crimini del 66%.

Contrariamente a quanto possiamo immaginare il rischio di un cyber attack non è attuale solo nel momento in cui stiamo usando uno strumento come il computer, lo smartphone o il tablet. Certo in quel frangente possiamo essere più esposti, ma dobbiamo sapere di essere a rischio anche nel mondo fisico: quando ci connettiamo a una rete wi-fi pubblica, quando paghiamo con la carta di credito in un qualsiasi negozio o ristorante, o persino quando buttiamo via un vecchio device. Sembra infatti ci sia tutto un mercato sotterraneo di persone a caccia di vecchi cellulari o computer, per noi ormai solo un rifiuto, per qualcun altro una miniera di informazioni da saccheggiare.

Se in questo momento avete la sensazione di essere accerchiati e in pericolo siete in buona compagnia. Secondo la stessa ricerca infatti il 55% degli intervistati teme un furto di identità, il 48% crede che le istituzioni non facciano abbastanza per la protezione dei dati personali e il 45% afferma che non saprebbe cosa fare se si trovasse coinvolto in un cyber attack. La stragrande maggioranza infine (l’86%) lo considera un evento molto stressante: non stupisce visto che mediamente è stato calcolato che servano più di 40 ore per risolvere gli esiti di attacco informatico e tornare alla normalità.

Uno dei problemi principali è che in questo ambito siamo spesso agnellini indifesi, mentre hacker e “scammers” sono esperti e senza scrupoli. Certo ci sarà qualche appassionato di informatica capace di tutelarsi egregiamente, ma per la maggior parte siamo meri fruitori di servizi che rischiano di cadere in una trappola, come ad esempio ritrovarsi con il computer o lo smartphone bloccato e preso in ostaggio da un Ransomware. Si tratta di un programma che limita l’accesso al dispositivo che infetta, per lo sblocco occorre pagare un riscatto (in inglese “ransom” vuol dire proprio riscatto). Questo tipo di attacco è aumentato del 148% nel 2020.

Non c’è bisogno di dar fuoco a tutti gli apparecchi elettronici e ritirarsi tra le montagne, difendersi è possibile, ma non da soli. L’importanza di attuare misure di contenimento è stata rilevata anche dalla ricerca Europ Assistance, nel 2020 il 60% degli intervistati è a conoscenza di strumenti per la difesa dell’identità digitale, quasi il doppio rispetto al 2018 quando erano solo il 32%.

Il primo livello di difesa è la prevenzione: è necessario dotarsi di un software antivirus completo e aggiornato. Per un uso saltuario questo può essere sufficiente, ma il periodo che stiamo vivendo ci ha fatto fare un balzo in avanti nell’uso delle tecnologie. Causa la pandemia e le misure di distanziamento usiamo molto di più i servizi digitali anche per azioni che fino a pochi mesi fa avremmo fatto di persona.

Per questo oggi è necessario essere coadiuvati da professionisti che possano garantire i quattro step della sicurezza informatica:

  • Prevenzione
  • Monitoring
  • Alert
  • Assistance.

Più in dettaglio, secondo Europ Assistance per una difesa completa è necessario integrare il servizio di protezione del semplice antivirus con un kit di software specifico e aggiornato, questo elemento passivo deve essere accompagnato a un monitoraggio continuo del web e del dark web alla ricerca di un uso improprio dei nostri dati. Al primo campanello di allarme deve partire un avviso immeditato (alert) tramite mail o messaggio sms per attivare una risposta pronta, tutto accompagnato da un’assistenza dedicata a cui potersi rivolgere in qualsiasi momento del giorno o della notte.

Grazie alla combinazione di questa tattica con l’esperienza di una compagnia assicurativa, in un secondo momento si attivano le procedure volte al recupero dei dati, delle perdite ed eventualmente a un servizio di tutela legale se ci sono state conseguenze gravi.

Viviamo in un mondo sempre più connesso, usiamo sempre più servizi digitali e la pandemia ci ha fatto comprendere come questi siano importanti. Attenzione però: questo periodo straordinario non è l’eccezione. Le innovazioni digitali sono i passi di un cammino che la nostra società continuerà a percorrere. Le nostre abitudini stanno cambiando, ma non per questo dobbiamo rinunciare alla nostra sicurezza.

Condividi su:
Mostra commentiClose Comments

Lascia un commento