L’accordo è arrivato dopo nove mesi di negoziato e con un documento lungo, dicono voci ben informate, oltre duemila pagine. Spiega, tra le altre cose, cosa cambierà per gli italiani dopo la Brexit: dai viaggi ai trasferimenti per motivo di studio o di lavoro, passando per il roaming telefonico, la posta in gioco è alta. Infatti e le nuove regole per il Regno Unito sono già entrate in vigore il primo dell’anno. Proviamo a riassumerle.

Vivere, studiare e viaggiare nel Regno Unito: cosa cambia dopo la Brexit

Chi vorrà visitare il Paese per motivi turistici innanzitutto, soprattutto quando le condizioni epidemiologiche e le misure di contenimento del contagio lo permetteranno, avrà bisogno del passaporto: con l’uscita dall’area di mercato unico non varrà più, infatti, neanche la regola della libera circolazione in area Schengen. Per un periodo di permanenza inferiore ai tre mesi non si avrà comunque bisogno di visto, ma le cose cambiano in ambito l sistema di immigrazione e per chi voglia trasferirsi a Londra o nelle altre città inglesi per motivi di lavoro. Ci si dovrà iscrivere a liste d’attesa o liste di priorità: per contingentare e regolare gli ingressi, infatti, l’Home Office ha già messo a punto, e perfezionerà nei mesi a venire, un sistema a punti, in base al qualche dovrebbe essere più facile ottenere un visto se si ha una conoscenza intermedia della lingua inglese – il minimo richiesto dovrebbe essere un livello B1 –  , o si è già ottenuta un’offerta di lavoro da parte di soggetti accreditati presso l’Home Office.

Cosa potrebbe aiutare per avere corsie preferenziali: un buon reddito dimostrabile, o una proposta di assunzione con salario minimo previsto di circa 28.000 euro annui – a in caso  di lavori essenziali la soglia minima si abbassa – o l’essere degli operatori sanitari e, ancora, lavorare a  un dottorato di ricerca.

Proprio il capitolo formazione rappresenta , come già si accennava, un capitolo importante  quando si tratta di capire cosa cambierà per gli italiani in Regno Unito dopo la Brexit, anche in considerazione dell’alto numero di studenti di ogni ordine e grado che da sempre lo scelgono come meta di programmi di scambio universitari, vacanze studio, formazione post-laurea. Il Paese ha già fatto sapere che uscirà dal programma Erasmus – alcune voci vogliono perché troppo costoso –  e che potrebbe sostituirlo con altri programmi simili, sì, ma indirizzati soprattutto a nuove opportunità per i  propri studenti e in collaborazione con campus  internazionali, americani e asiatici soprattutto. Gli studenti europei che decideranno di continuare a frequentare le università inglesi, o che siano alla prima iscrizione, dovranno pagare la retta piena, come già prevista dai vari atenei per gli studenti extracomunitari (e che, soprattutto per le università più rinomate, potrebbe ammontare a svariate decine di migliaia di euro). Anche per una più breve vacanza studio, spesso scelta per consolidare la conoscenza della lingua , potrebbero servire visti speciali e un’assicurazione sanitaria.

Per gli italiani che già vivono nel Regno Unito, invece, sarà indispensabile iscriversi al registro dell’EU Settlement Scheme, e farlo entro la fine di giugno 2021, al fine di  ottenere lo status di residente provvisorio o residente permanente – a seconda che si viva nel Paese da più o meno di cinque anni – e continuare a usufruire dei servizi essenziali.

Infine in merito   al roaming telefonico,  abolito pochi anni fa,  resta ancora da sapere  se e che tipo di accordi siano stati presi con le compagnie telefoniche affinchè  gli italiani, così come gli altri europei, che si recano nel Paese possano continuare a usare il proprio piano tariffario, senza costi aggiuntivi.      

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