Europ Assistance Italia è tra le aziende più virtuose e più attente alla salute delle proprie persone, questo anche grazie alle numerose campagne di prevenzione avviate e sostenute negli ultimi anni. Il 26 maggio 2021, in occasione dell’evento organizzato a Milano, presso il Palazzo Reale, “Città senza fumo tra salute, ambiente e civiltà” promosso da LILT MMB è stato conferito per la prima volta il Premio Azienda senza fumo” ad Europ Assistance Italia che è si è distinta nel mettere in atto misure di prevenzione al fine di diminuire l’incidenza dei fumatori tra i dipendenti.

A febbraio 2020 è partito il progetto “Stop Smoking – E’ ora di spegnerla! “ dedicato ai dipendenti interessati a smettere di fumare, con un incontro e un percorso antifumo per tutti quelli davvero motivati a farlo. Lo scorso mese si è tenuto un webinar per tornare a sensibilizzare i colleghi sui rischi del tabacco e fornire consigli per contrastarne la dipendenza attraverso il rafforzamento delle life skills personali.

“Certo dire addio al fumo non è facile – ammette la psicologa Marcella Dittrich – La dipendenza patologica da tabagismo è qualcosa che solo apparentemente si riesce a gestire. Motivazione, guida psicologica e alcuni strumenti pratici sono gli alleati che aiutano a smettere e a evitare le ricadute”.

Marcella Dittrich, psicoterapeuta LILT ad esperta in disassuefazione dal fumo, ha fornito un aiuto per capire quali sono gli elementi principali che tengono legato il fumatore alla dipendenza di sigarette e tabacco.  

Dipendenze buone e cattive

La dipendenza è un tipo di relazione che fa parte di ogni essere umano.

Ci sono le dipendenze buone. Pensiamo al feto, che è completamente dipendente. Dopo la nascita termina la simbiosi con la madre, ma continua il legame alimentare e affettivo.

E poi ci sono le dipendenze cattive, come le tossicodipendenze, le relazioni patologiche e anche il fumo.

La dipendenza dalla sigaretta è dovuta a una componente biochimica: la nicotina, che raggiunge il cervello rapidamente. Ai fumatori la sua mancanza dà una sensazione di nervosismo e di irritabilità e fa aumentare il bisogno di accenderne un’altra.

Ma non è solo questione di biochimica, o almeno non per tutti. Ogni fumatore deve osservarsi e capire di cosa ha bisogno per provare a smettere.

Affrontare i cambiamenti che hanno a che fare con le dipendenze aiuta a relazionarsi meglio e ad avere cura di sé. È un lavoro di consapevolezza che permette di ricentrare i propri obiettivi.

La decisione di smettere

“Ha deciso di smettere di fumare? Questa è la prima domanda che rivolgo alle persone che si rivolgono a me e le loro risposte sono sempre caute – racconta Dittrich -. Si rivolgono a uno psicologo ma sono anche molto spaventate di farlo. Riconoscono la difficoltà e ammettono la paura. È normale ondeggiare sulle scelte importanti. Non siamo un tutt’uno senza sentimenti contrastanti, soprattutto sulle cose a cui siamo legati da molto tempo”.

La motivazione è fondamentale per il successo. Ci sono vite strutturate sulla routine delle sigarette, e in questi casi eliminare il fumo equivale a reimpostare la quotidianità.

Per chi è malato, smettere di fumare non più una scelta di libertà ma di vita. Chi non è malato deve ricercare una leva motivazionale su misura e ogni fase della vita ha la sua. C’è il ragazzo che non ha più bisogno di sentirsi parte di un gruppo, una donna che programma una gravidanza, una persona che riscopre l’importanza della buona salute, un anziano stando di una lunga dipendenza dal tabacco.

Il bilancio dei benefici

Dall’ultima sigaretta in poi, i benefici sono tanti e in ordine crescente, a tutto vantaggio della salute. Dopo 20 minuti si regolarizza il battito cardiaco, dopo 10 anni si dimezza il rischio di contrarre un tumore al polmone

La chiave della motivazione per smettere di fumare è sviscerare pro e contro.

Da una parte possono esserci la rinuncia a un piacere e a un momento di condivisione con gli amici, ma anche il timore di fallire. Dall’altra l’opportunità di un desiderio di cambiamento o di un momento della vita che richiede energie supplementari. Dopo questo bilancio si sfatano le paura e si tirano le somme per capire se vale la pena partire o no.

“Con questa analisi ho già fatto un enorme lavoro sulla motivazione – aggiunge la psicologa – Usciamo dalla confusione e sentiamo di poter fare il passo fondamentale, mettendoci un po’ del nostro. Questo è l’approccio giusto. Se ci cimentiamo nel lavoro di smettere di fumare, acquisiamo conoscenze sulla nostra dipendenza che serviranno per questo o per il prossimo tentativo”.

La rinuncia alla sigaretta

Il bambino impara a stare nella mancanza dopo l’allattamento. Si abbandona al sonno perché realizza che ci sarà un momento in cui la mamma ricomparirà.

“Riuscire a stare nella mancanza, così come nella noia o nell’assenza di stimoli, è l’inizio del pensiero. Non è il vuoto assoluto, è consapevolezza che la mancanza diventerà presenza – continua Dittrich -. Quando si smette di fumare si sperimenta la mancanza. È un passaggio molto importante che diminuisce la paura. A volte si tiene un pacchetto di sigarette nel cassetto perché è angosciante l’idea di restare senza e questo ci permette di accettare di creare delle distanze”.

Uno strumento pratico

“Nei percorsi di disassuefazione di LILT – aggiunge Dittrich -, consigliamo di compilare un diario del fumo. Si tratta di una tabella che registra le abitudini giorno per giorno: numero della sigaretta, ora e luogo di consumo, con chi si fuma, grado di bisogno da 1 a 4 e l’attività che si sta svolgendo in quel momento. Le caselle devono essere tassativamente riempite prima di accendere la sigaretta. Questo esercizio aiuta ad osservarsi prima di iniziare a fumare e ci rende più consapevoli di quello che stiamo facendo”.

Una volta assegnato il diario, la richiesta dello psicologo è di togliere le sigarette col grado di bisogno inferiore per poi gradualmente eliminarle tutte.

Inserire qualche ora tra noi e la sigaretta sedimenta il risultato e ci protegge dai passi indietro. È un lavoro di consapevolezza step by step. Niente è più automatico. Lo spazio introduce il cambiamento.

Il consolidamento del risultato

La fase di consolidamento richiede tempo. Il desiderio è la molla centrale della nostra esistenza e rinunciarci è un piccolo lutto da elaborare. Equivale al fallimento di una relazione perché un partner, ovvero la sigaretta, è uscito dalla nostra vita e questo comporta una ristrutturazione dell’esistenza.

Le ricadute fanno parte del percorso e non vanno vissute come un dramma. Bisogna darsi tempo: l’esperienza insegna che ci vuole almeno un anno perché il ricordo della sigaretta diventi meno oppressivo.

“Pensavo che non sarebbe mai stato un problema tenere sotto controllo la dipendenza dal fumo. Poi pensavo che il mio fisico non mi avrebbe consentito di interrompere quella dipendenza, quella relazione che ormai diventava tossica. Con il percorso e con il supporto della psicologa LILT mi sono reso conto che era la mia testa che mi teneva legato a un rapporto malsano: era tutto lì dentro!” (Paolo, dipendente di Europ Assistance)

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