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Australia e Nuova Zelanda: sport e destinazioni a prova di futuro

Lo sport e la molteplicità delle sue declinazioni rappresentano un valore aggiunto anche per due paesi che, fortunatamente, da secoli convivono pacificamente tra le acque dell’Oceano Pacifico: Australia e Nuova Zelanda.

LO SPORT, COLLANTE IDEALE – Prima ancora della diplomazia e delle grandi organizzazioni internazionali, è lo sport che oggi rappresenta il collante ideale per far parlare popoli e nazioni spesso posti su due lati di una stessa barricata. Alle scorse Olimpiadi invernali di PyeongChang, per la prima volta dopo anni, la Corea del Nord e la Corea del Sud hanno compiuto uno straordinario gesto di distensione, presentandosi sotto la bandiera della Corea unificata, e regalando così al mondo la temporanea illusione di una penisola finalmente libera dai vincoli di un 38° parallelo in perenne stato d’allerta.
Australia e Nuova Zelanda, accomunate dall’appartenenza storica alla Corona britannica, sono fulgidi esempi di una cultura sportiva che, a differenza del Vecchio Continente e del Bel Paese in modo particolare, ha saputo abbracciare una molteplicità di interessi, favorendo così la diffusione di diporti che, almeno in Italia, conosciamo appena.

AUSTRALIA, TERRA DEL CRICKET E DELLE OLIMPIADI – “Down under”, letteralmente sottosopra. È così che nell’emisfero australe viene definita l’Australia, che si trova agli antipodi da noi. Un’isola vastissima, larga oltre 4.000 chilometri e abitata pressoché per intero solo sulle coste, mentre al suo interno una landa desertica grande un terzo dell’Europa separa città e popolazioni.
Se ci fosse una classifica dei paesi più sportivi del mondo, difficilmente l’Australia non salirebbe sul podio, ed è proprio l’attitudine alla vita attiva degli Aussies che ha portato il paese oceanico ad ospitare per ben due volte le Olimpiadi estive: nel 1956 a Melbourne (per la prima volta in assoluto in inverno e in un paese del sud del mondo) e nel 2000 a Sydney.
La scelta stessa delle città non stupisce: Melbourne è spesso considerata la capitale sportiva dell’Australia, mentre Sydney risponde con una multiculturalità che ben si confà all’evento globale per eccellenza.
Ancora oggi a Melbourne si tengono importanti eventi sportivi di risonanza globale, come il Gran Premio d’Australia di Formula 1 (che trova spazio nel verde di Albert Park) o l’Australian Open, torneo di tennis che appartiene al novero del Grande Slam, e che apre di fatto la stagione tennistica annuale, tenendosi nel caldissimo mese di gennaio.
Sono molti, tuttavia, gli sport che si praticano in Australia, a iniziare dal cosiddetto football australiano che, rifacendosi alla tradizione rugbistica britannica, ne ha mutuato alcuni aspetti, come la presenza di ben 36 giocatori in campo (18 per ciascuna squadra).
Ad oggi il footie (così viene chiamato nello slang australiano) è lo sport più popolare, a pari merito con il rugby, del quale la compagine gialloverde è tra le massime rappresentanti mondiali, e del cricket, altro residuo della cultura coloniale britannica che da originale sport dell’aristocrazia nobiliare si è trasformato in una passione comune, così seguita che anche l’enorme durata dei match (che posso durare per decine di ore) non ne inficia la popolarità.
Aggiungendoci poi il calcio e il surf, passione praticata quasi alla pari di un rito religioso, non si può non guardare all’Australia come terra dove ogni disputa, conflitto o semplicemente voglia di sfogarsi non si risolva sul campo da gioco, piuttosto che in luoghi meno consoni.

NUOVA ZELENDA, TERRA DELL’HAKA – Chi dice Nuova Zelanda, dice rugby. E chi dice rugby in Nuova Zelanda, non può che pensare automaticamente all’Haka. Sarà capitato un po’ a chiunque, magari guardando distrattamente la televisione durante un match rugbistico, di guardare con un misto di stupore e curiosità quindici uomini, di nero vestiti, esibirsi sul campo in una strana sequenza di mosse, smorfie e canti apparentemente cacofonici.
Si tratta appunto dell’Haka, una tradizione di guerra del popolo Māori che, prima di ogni battaglia, esprimeva attraverso questo rito millenario le sue emozioni (non necessariamente belligeranti), caricando lo spirito di una forza straordinaria.
Da quando i cannoni tacciono, la tradizione dell’Haka è divenuta consuetudinaria sui campi sportivi (oltre al rugby, infatti, viene praticata anche dalle squadre di basket dell’isola), e seppure può apparire come un canto intimidatorio per gli avversari, è l’espressione più autentica della cultura aborigena neozelandese, il cui significato in lingua Māori evoca la vita e la morte, il coraggio e la simbologia della Ka Mate, la danza tradizionale.
La cultura sportiva neozelandese non è, in ogni caso, limitata al solo rugby, e sono molti gli sport in cui questa piccola nazione, bagnata dalle acque del Pacifico, esprime la sua forza: è il caso del softball (rielaborazione ottocentesca del baseball che ha origine tra Stati Uniti e Canada), così come del cricket e del polo.
In una terra dal profilo naturale variegato come la Nuova Zelanda, infine, c’è davvero poco da stupirsi se un posto d’onore tra gli sport nazionali è occupato dall’alpinismo. In molti, infatti, vogliono seguire le orme di Sir Edmund Hillary, che nel 1953 fu il primo uomo nella storia a conquistare la cima più alta del mondo, quella del Monte Everest.

a cura della redazione di PaesiOnLine

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