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Bhutan e Nepal: destinazioni della felicità a prova di futuro

Bhutan e Nepal, immersi tra le altissime vette dell’Himalaya, circondati da due giganti imperfetti come India e Cina, rappresentano ormai da tempo delle mete a prova di futuro, in una sorta di neo Umanesimo che mette di nuovo l’uomo al centro di tutto e, nel farlo, rinuncia a quelle oggettività materiali per concentrarsi sul cammino morale dell’esistenza.

Nel mondo contemporaneo, la felicità è una aspirazione al cui raggiungimento concorrono innumerevoli fattori, soprattutto economici. Non è così, però, in alcuni paesi dove la cultura e gli sforzi del potere sono volti a consolidare una felicità fatta di elementi semplici, piccoli passi nel quotidiano cammino della vita.

BHUTAN, IL PAESE DELLA “FELICITA’ INTERNA LORDA” –  Viene chiamato Bhutan dagli Occidentali, ma il suo vero nome è Druk Yul, la Terra del Drago. Una terra piccola, seminascosta tra l’India e il Tibet e con un territorio che non scende mai sotto i 2.000 metri d’altitudine, ma che negli ultimi anni ha scalfito il muro di ignoranza che si celava intorno a essa, dandosi una riconoscibilità mondiale grazie a una lunga storia e a un curioso approccio alla felicità.
È qui, infatti, che nei primi anni Duemila si è sviluppato il concetto della felicità interna lorda, o FIL, un sostituto del più diffuso e universalmente accettato PIL. Da misuratore delle performance economiche del paese, quello di Thimphu è diventato il termometro delle esigenze più sentite dalla popolazione: l’inquinamento, le cure mediche, la qualità dell’educazione scolastica.
Si dice che i soldi non facciano la felicità, e in uno tra i paesi più poveri dell’Asia questo concetto è stato apparentemente seguito alla lettera, trasformando il mero parametro statistico in un residuato da burocrati, alterando così le tabelle con dati che, fino al giorno prima, nessuno avrebbe raccolto in studi scientifici, censimenti e via discorrendo. Il risultato è stato dunque quello di sovvertire uno schema tradizionale fatto di import, export e altri parametri di difficile associazione nel quotidiano in una cultura trasversale dell’essere felici, che ha coinvolto anche Tensin Gyatzo, l’attuale Dalai Lama, sostenitore del “FIL” e di una umanizzazione di tutto ciò che è istituzione, governo e rapporti umani.
Una fede, il buddhismo, che crede nella morte come un passaggio intermedio, che non annovera il possesso dei beni materiali nei meccanismi di raggiungimento della felicità, dove il pensiero e la contemplazione della morte concorrono al raggiungimento del benessere psicofisico.

NEPAL, LA TERRA DEL SORRISO –  Nonostante gli eventi naturali che hanno colpito negli anni un’ampia fascia dell’Himalaya, il Nepal e la sua capitale Katmandu sanno come rinascere ogni volta grazie alla forza del popolo nepalese che porta con sé un gran segreto: il sorriso. Un sorriso puro, sincero e autentico che illumina i volti dei bambini e degli adulti, delle donne e degli uomini, un sorriso che aspira e coinvolge e soprattutto fa dimenticare la povertà di una delle terre meno ricche al mondo.
Lo stesso sorriso che, grazie anche a una diffusa solidarietà internazionale, ha restituito vitalità al Paese: decine di migliaia di abitazioni, edifici pubblici, scuole sono stati prontamente ricostruiti e, sebbene oggi il Nepal sia più povero di ieri in termini di monumenti (la storica Torre Dharahara è andata pressoché perduta, così come molte testimonianze della cultura indiana), ha saputo rialzarsi con coraggio e determinazione. E con l’immancabile sorriso che contraddistingue questa terra.
Un sorriso certamente apprezzato dal turismo globale: basti pensare che, dopo il sisma del 2015, i turisti sono passati dai 539mila di quell’anno ai 940mila del 2017, con una crescita percentuale del 65% in appena due anni. Solidarietà, ricerca dell’essenziale e voglia di avventura sono i fattori che spingono indiani, cinesi e statunitensi (le tre nazioni da cui arrivano il maggior numero di turisti) a visitare il Nepal.
Molti sono anche gli italiani, affascinati da una dimensione del quotidiano e del reale che diventa moderna rinunciando a tutti gli elementi della modernità: reperibilità costante, lavori che annichiliscono la speranza di libertà, poco o nullo il tempo a disposizione per sé stessi. E così scelgono il Nepal, dove tutto sembra scorrere secondo logiche avulse al vivere occidentale, e dove anche la tragedia è un’opportunità, perché permette di rinascere ancora una volta.

a cura della redazione di PaesiOnLine

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