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Bolivia e Cile, destinazioni “a prova di futuro” tra musica da batticuore

L’America Latina è da sempre legata al mito di una cultura esuberante, ricca in colori e suoni, allegra quanto nostalgica. La storia musicale in due dei suoi paesi più celebri, la Bolivia e il Cile, si intreccia senza soluzione di continuità con il suo passato di civiltà precolombiane, influenze culturali spagnole e, soprattutto, di un rinnovato sentimento di appartenenza alle terre e alle origini.

Gli italiani, e più in generale gli occidentali, hanno iniziato ad apprezzare le sonorità della musica cilena, argentina, messicana e non solo già nel periodo post-bellico, quando la grande voglia di rinascita, unitamente ai sempre presenti flussi migratori, mise in diretto contatto l’Europa del valzer con le terre del tango e delle maracas.
In particolare, Bolivia e Cile  sanno offrirsi al mondo aprendo un archivio fatto di millenni di culture e, nel farlo, dando giusto merito al mondo musicale, che in ciascun paese è una vera e propria cartina tornasole del sentimento, dell’evoluzione costante del popolo e della sua propensione al futuro.

BOLIVIA, MUSICA TRADIZIONALE E CULTURA HUAYNO –  Fortemente influenzata dalla cultura andina e precolombiana, la musica boliviana affonda le sue radici proprio nelle culture che precedettero la dominazione ispanica, e lo fa attraverso un genere musicale particolarmente diffuso sulle vette andine: il Huayno. La parola, di origine Quechua, si lega a un particolare uso culturale che coinvolge tutto l’antico impero Tawantinsuyu, ovvero le terre inca che dall’Ecuador arrivavano fino al Cile centrale. Sebbene il genere Huayno sia storicamente legato più al Perù che alla Bolivia, la diffusione della cultura Quechua fa sì che anche i boliviani considerino questo genere come parte della loro grande tradizione culturale.
Lo Huayno (a volte detto anche Huaiño o Hyayño) deve il suo nome a un’antica parola Quechua che significherebbe “ballare muovendo le mani”: il movimento delle mani e del corpo, soprattutto nei balli di coppia, è l’accompagnamento classico di questo genere musicale, che si fonda su alcuni strumenti tradizionali e di importazione occidentale come il sassofono, il mandolino, l’arpa, la chitarra, il violino, la fisarmonica e su strumenti più tipici di queste terre, come la bandurria, il charango e la quena (strumenti a corda e a fiato simili, rispettivamente, a chitarre e flauti).
I suoni dello Huayno simbolizzano l’attaccamento alla terra, la semplicità dei gesti e il senso di forte comunione tra gli uomini, tipico delle civiltà andine alla pari dei coloratissimi costumi, indossati dagli abitanti della Bolivia e delle altre terre andine.
Oggi, la musica boliviana è portata avanti da una serie di artisti che godono di fama ben oltre i confini del paese, come Eddy Navia, Gisela Santa Cruz e il gruppo K’ala Marka, che interpreta le note andine sin dal 1984.

LA MUSICA DEL CILE TRA TRADIZIONE E APERTURA AL MONDO –  La tradizione musicale cilena, e la propensione di questo popolo sudamericano alle sette note, è ben evidente in quello che possiamo definire, senza paura di smentita, il “Sanremo dell’America Latina”. Stiamo parlando del Festival Internacional de la Canción de Viña del Mar, che dal 1960 si tiene in questa pregevole meta turistica della provincia di Valparaíso, nel centro-nord del paese.
La comunanza con il Festival della Musica Italiana non si ritrova soltanto nel mese di svolgimento della manifestazione, febbraio, ma anche nella fama di questo festival che, da originale mezzo di promozione della musica popolare e del folklore cileno, si è trasformato nella più grande manifestazione musicale di tutto il continente sudamericano.
Lo dimostra, del resto, l’enorme partecipazione di cantanti e gruppi provenienti dai quattro angoli del mondo: se l’Italia ha saputo esportare, con grande apprezzamento di pubblico, nomi come Al Bano, Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Umberto Tozzi e Miguel Bosé (vera habitué di Viña del Mar, con le sue dieci partecipazioni), il mondo ha risposto con nomi del calibro di Carlos Santana, Sting, Elton John, Jarabe de Palo e tanti altri ancora.
Ogni anno, il pubblico di Viña del Mar assegna ai suoi artisti preferiti due premi, la “Gaviota de Oro” e la “Gaviota de Platino”. Questi due premi, forgiati nella forma di una gabbianella (uccello tipico di queste terre), sono un riconoscimento molto ambito, se non per il loro valore formale per la capacità di un artista, soprattutto europeo, di essere riconosciuto anche a decina di migliaia di chilometri da casa.
Intorno al Festival di Viña del Mar ruota una vera e propria passione popolare, che ha saputo ribaltare anche gli inevitabili periodi di decadenza della manifestazione, e così come gli italiani si ritrovano, per settimane, a dibattere intorno ai cantanti in Riviera, così i cileni si concedono qualche giorno di “pausa dalla realtà” per godere della musica che viene dal mare, anzi, dal Mar.

a cura della redazione di PaesiOnLine

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